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Volume 63, N.1 gennaio marzo

20,00 

Indice

La promozione della salute nella nuova fase politica

Health promotion in the new political phase

Carlo Romagnoli

DOI: 10.48291/SISA.63.1.1

OPEN ACCESS

 


SISA_2019_1_editoriale

 

Dai danni alle esposizioni o dalle esposizioni ai danni? Una analisi di caso nel Sin Terni-Papigno

From damages to exposures or from exposures to damages? A case analysis in the Terni-Papigno Site of National Interest – Carlo Romagnoli, Fabio Neri, Lucio Pala

DOI: 10.48291/SISA.63.1.2

 

Carlo Romagnoli, Fabio Neri*, Lucio Pala**

Medico specialista in Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Presidente ISDE Umbria * Sociologo, Presidente Comitato No Inceneritori Terni ** Insegnante, Presidente Osservatorio sulla discarica di Borgogiglione (PG)

 

Parole chiave: prevenzione primaria, caratterizzazione ambientale, caratterizzazione epidemiologica, falsi negativi, ecodistretti

RIASSUNTO

Premesse: in Italia vi sono 45 Siti di Interesse Nazionale (SIN) in cui vivono circa 6 milioni di esposti a inquinanti ambientali per i quali il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2019 non ha previsto interventi mirati. Dato che in sanità pubblica la forza di una raccomandazione deriva dalla forza della associazione causale tra esposizione e danni alla salute, si pone il problema di valutare tale dimensione tra le evidenze disponibili sulle esposizioni e rispettivamente sui danni in atto nei SIN per verificare se esistono le basi per produrre raccomandazioni di maggiore forza.

Obiettivi: è stata condotta una analisi di caso nel Sin Terni Papigno per: 1) raccogliere le evidenze disponibili su emissioni e contaminazioni di matrici ambientali e dati di biomonitoraggio; 2) esaminare la forza della associazione causale per le evidenze disponibili sulle esposizioni a rischio nel SIN in funzione della forza delle raccomandazioni che possono supportare; 3) esaminare la forza della associazione causale per le evidenze sui danni (Studi SENTIERI) in relazione alla forza della raccomandazione che possono produrre; 4) Produrre raccomandazioni di prevenzione primaria nei SIN di forza appropriata alla qualità delle evidenze disponibili.

Materiali e metodi: sono stati definiti due processi che possono supportare raccomandazioni di sanità pubblica nel SIN: 1) analisi e valorizzazione delle sostanze inquinanti rilevate da fonti e studi di caratterizzazione ambientale, di cui viene valutata la forza della associazione causale grazie alle evidenze di epidemiologia inferenziale; 2) analisi e valorizzazione degli studi di caratterizzazione epidemiologica, grazie all’intero corpo degli studi SENTIERI. A supporto sono state realizzate due linee di ricerca bibliografica, la prima su studi e fonti scientifiche che riguardano distintamente esposizioni ambientali e danni alla salute nel SIN, la seconda sui programmi di prevenzione primaria volti a ridurre/eliminare la esposizione a cancerogeni in contesti analoghi al SIN studiato.

Risultati: 1) le evidenze sulla caratterizzazione ambientale nel SIN indicano negli anni 2007-2015 espo- sizioni involontarie importanti a diossine e furani, policlorobifenili, cromo, nickel, cadmio, arsenico, mercurio, piombo, NO2, PM10 ed altri inquinanti tramite la matrici aria, acqua, suolo ed alimenti, che sulla base delle conoscenze di epidemiologia inferenziale possono sostenere raccomandazioni di forza maggiore nel nuovo PNP 2020-2024; 2) gli studi di epidemiologia descrittiva condotti nel SIN hanno caratteristiche metodologiche intrinseche che non permettono di distinguere lo specifico apporto degli impianti del SIN e possono produrre potenziali falsi negativi. 3) vi sono esperienze di eliminazioni/ riduzione della esposizione a cancerogeni in contesti produttivi non dissimili dal Sin Terni Papigno.

Conclusioni: è necessario integrare i risultati delle caratterizzazioni ambientale ed epidemiologica per pro- durre raccomandazioni più forti, tali da supportare nel nuovo PNP 2020-2024 programmi SIN-specifici di prevenzione primaria, basati anche su soluzioni altrove attivate. L’attivazione di processi di prevenzione primaria basati su tutela e caratterizzazione delle matrici ambientali e trasformazione dei fattori di pressione in base ai principi dell’economia circolare potrebbe dare vita nel SIN ad un “ecodistretto”, dispositivo di prevenzione primaria teso a proteggere gli esposti da inquinamento e spossessamento.

 

Key words: primary prevention, environmental characterisation, epidemiological characterisation, false negatives, ecodistricts

SUMMARY

 

Background: in Italy there are 45 Sites of National Interest (SIN) where about 6 million people are ex- posed to environmental pollutants and for which the National Prevention Plan (PNP) 2014-2019 has not provided for targeted interventions. Given that in public health the strength of a recommendation derives from the strength of the causal association between exposure and damage to health, the problem arises of assessing this dimension among the available evidence on exposures and respectively on the damage taking place in the SIN to verify whether there is a basis for producing recommendations of greater strength.

Objectives: a case study was conducted in the Terni Papigno’s SIN in order to: 1) collect the available ev- idence on emissions and contamination of environmental matrices and biomonitoring data; 2) examine the strength of the causal association for the available evidence on risk exposures in the SIN depending on the strength of the recommendations they may support; 3) examine the strength of the causal asso- ciation for the evidence on damage (SENTIERI studies) in relation to the strength of the recommenda- tion they may produce; and, 4) produce primary prevention recommendations in the SINs of strength appropriate to the quality of the available evidence.

Materials and methods: two processes have been defined that can support the public health recommen- dations in the SIN, the: 1) analysis and enhancement of pollutants detected by sources and studies of environmental characterization, of which the strength of the causal association is evaluated thanks to the evidence of inferential epidemiology; and the 2) analysis and enhancement of studies of epidemiological characterization, thanks to the SENTIERI study. Two lines of bibliographic research have been carried out to support the study, the first on studies and scientific sources that clearly concern environmental exposures and health damage in the SIN, the second on primary prevention programs aimed to reduce / eliminate exposure to carcinogens in contexts similar to the SIN studied.

Results: evidence on environmental characterisation in the SIN indicates in the years 2007-2015 significant unintended exposures to dioxins and furans, polychlorinated biphenyls, chromium, nickel, cadmium, arsenic, mercury, lead, NO2, PM10 and other pollutants via air, water, soil and food matrices, which based on knowledge of inferential epidemiology can support recommendations of force majeure in the new PNP 2020-2024. The descriptive epidemiology studies conducted in the SIN have intrinsic methodological characteristics that do not allow to distinguish the specific contribution of SIN implants and may produce potential false negatives. 3) There are experiences of elimination/reduction of exposure to carcinogens in production contexts not dissimilar from Terni Papigno SIN.

Conclusions: it is necessary to integrate the results of environmental and epidemiological characteriza- tions to produce stronger recommendations, in order to support the new PNP 2020-2024 SIN-specific primary prevention programs, also based on solutions activated elsewhere. The activation of primary prevention processes based on the protection and characterization of environmental matrices and the transformation of pressure factors based on the principles of circular economy could give rise to an “eco-district” in the SIN, a primary prevention device aimed to protecte those exposed from pollution and dispossession.

Autore per corrispondenza: surfcasting.dakhla@gmail.com

 

 

Un intervento multidisciplinare di promozione dei corretti stili di vita nel percorso postoperatorio di soggetti sottoposti a chirurgia dell’obesità

A multidisciplinary intervention to promote correct lifestyles in the post-operative path of subjects undergoing obesity surgery

Francesca Gallé, Assunta Cirella, Mirella Di Dio, Alessandra Miele, Roberta Ricchiuti, Nunzia Postiglione, Giuseppe Cerullo, Valeria Di Onofrio*, Giorgio Liguori

DOI: 10.48291/SISA.63.1.3


Dipartimento di Scienza Motorie e del Benessere, Università degli Studi di Napoli “Parthenope” *Dipartimento di Scienze e Tecnologie, Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Parole chiave: chirurgia bariatrica; stili di vita; perdita di peso; indici antropometrici; alimentazione; attività fisica adattata

RIASSUNTO
Obiettivi: valutare gli effetti di un percorso integrato di supporto psicologico-nutrizionale e attività fisica adattata sugli esiti della chirurgia bariatrica.
Metodologia: i partecipanti sono stati reclutati tra i pazienti adulti e senza gravi comorbosità sottoposti ad interventi di chirurgia bariatrica presso l’Ospedale “Villa Betania” di Napoli. I soggetti che hanno scelto di aderire hanno preso parte volontariamente al gruppo di intervento o al gruppo di controllo. L’intervento, della durata di un anno, consisteva in un programma di attività motoria e in un percorso di educazione nutrizionale, affiancati ad un supporto motivazionale. Prima dell’inizio delle attività e al termine dell’inter- vento i valori di peso, circonferenza vita (CV) e circonferenza fianchi (CF) dei partecipanti ai due gruppi di studio sono stati rilevati e comparati tramite test t di Student. Il confronto tra i gruppi è stato effettuato tramite ANOVA.
Risultati: nel gruppo di intervento (n=12, 66.7% F, età media 39,7±10,4 anni) si è rilevato un migliora- mento significativo (p<0,05) di tutti i parametri considerati (Δ peso=-16,9 kg, ΔCV=-6,6 cm, ΔCF=-8,9 cm) a fine intervento. Non sono stati rilevati analoghi miglioramenti nel gruppo di controllo (n=10, 80% F, età media 37,9±8,1). Le variazioni di peso e CF sono state significativamente differenti tra i due gruppi (p=0,02 e p=0,03 rispettivamente).
Conclusioni: lo studio realizzato dimostra come un intervento multidisciplinare che includa esercizio fisico e supporto educativo e motivazionale possa essere considerato un valido strumento per favorire l’adozione di stili di vita corretti nei pazienti bariatrici, così da aumentare il calo ponderale indotto dall’intervento.

Key words: bariatric surgery; lifestyles; weight loss; anthropometric indices; diet; adapted physical activity

SUMMARY

Objectives: to evaluate the effects of an integrated intervention including adapted physical activity and mo- tivational and nutritional support on bariatric surgery outcomes.
Methods: participants were recruited among adult patients without severe comorbidities who underwent obesity surgery at the Hospital “Villa Betania” in Naples. Those who accepted to participate chosen to take part to the intervention or to the control group. The intervention lasted one year and included an exercise program and a nutritional educational program, together with a motivational support. Before the start and at the end of the intervention weight loss, waist (WC) and hip (HC) circumferences were measured in both groups and compared through the Student’s t test. The comparison between the two groups was made through ANOVA.
Results: all the variables considered improved significantly (p<0.05) at the end of the activities (Δ wei- ght=-16.9 kg, ΔWL=6.6 cm, ΔHC=8.9 cm) in the intervention group (n=12, 66.7% female, mean age 39.7±10.4 years), while similar changes were not observed in the control group (n=10, 80% female, mean age 37.9±8.1). Weight loss and HC decrease differed significantly between groups (p=0.02 and p=0.03 respectively).
Conclusions: this study shows that a multidisciplinary exercise-based educational and motivational interven- tion may represent a valid instrument to help patients in adopting healthy lifestyles and to enhance weight loss after obesity surgery.

Autore per corrispondenza: giorgio.liguori@uniparthenope.it

 

Objective Structured Video Examination (OSVE). Uno strumento innovativo nella valutazione universitaria delle competenze educative per promuovere salute

Objective Structured Video Examination (OSVE). An innovative tool to evaluate undergraduate educational competencies for health promotion

Patrizia Garista, Lucia Zannini *

DOI: 10.48291/SISA.63.1.4


Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa (INDIRE) * Università degli Studi di Milano

 

Parole chiave: competenze comunicative/educative; innovazione didattica; OSVE; promozione della salute, valutazione obiettiva

RIASSUNTO
Obiettivi: questo contributo presenta il resoconto di un’esperienza di valutazione di competenze professionali realizzata con la tecnica Objective Structured Video Examination (OSVE), quale strategia innovativa nella valutazione obiettiva delle competenze finalizzate alla promozione della salute in un corso integrato di Scienze del Comportamento in un Corso di Laurea in Odontoiatria.
Metodi: lo scenario in cui s’inserisce la valutazione è quello di un’innovazione didattica progettata presso l’Università di Milano e si raccorda con l’attuale framework sulle competenze chiave da sviluppare per la certificazione europea di “Promotore della Salute”, proposta dall’Unione internazionale per la promozione e l’educazione alla salute. La tecnica OSVE, versione mediale della tecnica OSCE (Objective Structured Clinical Examination), verrà descritta nelle sue diverse fasi di progettazione e attuazione.
Risultati: l’OSVE e la sua implementazione nella didattica universitaria hanno consentito una riflessione sul contributo che questa tecnica può dare alla valutazione certificativa di competenze quali la comunicazione e l’educazione alla salute in ambito clinico. La certificazione delle competenze in questo ambito diventa cruciale anche ai fini di percorsi di accreditamento come quelli proposti da CompHP (Developing Competencies and Professional Standards for Health Promotion Capacity Building in Europe).

Conclusioni: sono discusse criticità e benefici nell’uso dei video per la valutazione, non solo in riferimento al corso specifico, ma anche ad altri, in cui è necessario valutare competenze di tipo educativo, comunicativo e relazionale. Le criticità riguardano soprattutto l’investimento necessario nella produzione dei video e la possibilità di avere a disposizione strumenti formativi, per sviluppare competenze comunicative ed educative, omogenei con quelli utilizzati successivamente nella valutazione.

Keywords: assessment; communicative/educative competencies; curricular innovation; health promotion; OSVE

SUMMARY
Objectives: this paper describes an experience based on the technique Objective Structured Video Examination (OSVE), an innovative methodology to assess educational and communicative competencies, within a multidisciplinary course in Behavioral Sciences held in a Dentistry School.
Methods: this experience is framed within the process of curricular innovation planned at the University of Milan and is linked to the CompHP framework, defined by the International Union for Health Promotion and Education. The OSVE technique is the viedeo-based version of OSCE (Objective Structured Clinical Examination); in this paper, it will be introduced as a strategy for assessment of educational/ communication skills.
Results: the OSVE implementation within the university setting fostered a reflection on how to assess specific competences, such as communication and health education, in a clinical environment, and how to document those activities for the international accreditation system.
Conclusions: Weakness and strengths of using videos as an assessment tool will be discussed with not only reference to the Behavioral Sciences course, but also to other curricula, where educational, communicative and relational competencies need to be assessed. Weaknesses are mainly related to the video making and to the possibility to use instruments, in communication/educational skills training, which are consistent with those later employed for assessment.

Autori per corrispondenza: p.garista@indire.it, lucia.zannini@unimi.it

 

Realizzazione e validazione di un questionario di gradimento degli eventi promossi nell’ambito del progetto DianaWeb, una ricerca partecipata per lo studio dell’effetto dello stile di vita sulla prognosi del tumore al seno

Creation and validation of a satisfaction questionnaire for the events promoted within the DianaWeb project, a participatory research for the study of the effect of lifestyle on breast cancer prognosis

Vincenza Gianfredi1, Daniele Nucci 2, Anna Villarini 3, Massimo Moretti 4, Milena Villarini 4

DOI: 10.48291/SISA.63.1.5


1 Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi di Perugia 2 Unità Semplice Dipartimentale di Endoscopia Digestiva, Istituto Oncologico Veneto IOV-IRCCS, Padova 3 Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano 4 Dipartimento di Scienze Farmaceutiche (Unità di Sanità Pubblica), Università degli Studi di Perugia

 

Parole chiave: promozione della salute, resilienza, tumore della mammella, validazione, questionario

RIASSUNTO

Obiettivi: il Progetto DianaWeb è uno spin-off del Progetto DIANA5, che nasce dalla richiesta espressa da numerose donne con diagnosi di tumore al seno non incluse nel precedente progetto. Obiettivo del presente lavoro è stato quello di costruire e validare uno strumento in grado di valutare il gradimento delle attività svolte all’interno del progetto, al fine di migliorare la qualità degli incontri e delle attività proposte, permettere alle donne di suggerire le tematiche da programmare e, infine, individuare le modalità di svolgimento che maggiormente risultano essere apprezzate dalle partecipanti.
Metodi: sulla base della letteratura disponibile è stato redatto il questionario, somministrato in due tempi a distanza di 15 giorni l’uno dall’altro, ed è stato calcolato l’indice di concordanza Kappa di Cohen, e il coefficiente di consistenza alpha di Cronbach. Le frequenze relative e assolute sono state calcolate per le variabili qualitative.
Risultati: i dati mostrano valori di k = 0,53 e alpha = 0,88 e una percentuale di concordanza pari 81,2%. Conclusioni: l’alto livello di fattibilità e una riproducibilità elevata permettono di definire il questionario uno strumento utile per valutare la qualità degli eventi proposti.

Keywords: health promotion, resiliency, breast cancer, validation process, survey

SUMMARY

Objectives: DianaWeb Project, a spin-off of the DIANA5 study, was request of participation of women with breast cancer diagnosis not included in the previous project. The purpose of this paper is to build and validate a tool to evaluate the appreciation on activities carried out within the project, in order to improve the quality of proposed meetings and activities, as well as to allow women to suggest the themes to be programmed and, finally, to identify the most appreciated methods.
Methods: the questionnaire was drawn up on basis of the available literature. It was then administered in two different occasions, 15 days from each other. The Cohen kappa concordance index and the Cronbach alpha consistency coefficient were calculated. The relative and absolute frequencies were calculated for the qualitative variables.
Results: data show k = 0.53 and alpha = 0.88 and a concordance rate of 81.2%.
Conclusions: high level of feasibility and reproducibility allows us to define the questionnaire as a useful tool to evaluate the quality of the proposed events.

Autore per corrispondenza: milena.villarini@unipg.it

 

Sinergie tra Servizi e gestione di situazioni borderline. Uno studio di caso

Synergies between services and management of borderline situations. A case study

Antonella Buffo

DOI: 10.48291/SISA.63.1.6

 

Operatore SerT Perugia, Sociologa, Psicologa Psicoterapeuta


Parole chiave: paziente borderline, complessità, supervisione

 

RIASSUNTO

Obiettivi: il lavoro si propone di descrivere ed esplorare l’impatto di un caso clinico sui Servizi. La premessa è che i pazienti con una personalità borderline manifestano sintomi e comportamenti multiformi e variabili nel tempo. I meccanismi primitivi di difesa che li caratterizzano (idealizzazione e svalutazione, scissione, identificazione proiettiva, passaggi all’acting-out) impegnano i Servizi a cui fanno riferimento, con il rischio che, da una parte, possano trovare terreno fertile proprio nel tipo di organizzazione di questi ultimi e, dall’altra, rischiano di mettere in seria crisi il tipo di organizzazione medesima.
Metodi: attraverso la narrazione della storia clinica, dei vari eventi e degli innumerevoli interventi si vuole analizzare il passaggio da un pensiero “dissociato e frammentato” ad un pensiero riflessivo del gruppo di lavoro. Tutto ciò è stato possibile attraverso la supervisione. Una modalità di questo tipo permette di offrire argini di contenimento all’angoscia del paziente ma anche evitare l’adesione a rigidi protocolli tecnici. L’introduzione di elementi teorici, interpretativi e tecnici consentono di ampliare e arricchire la valutazione di ciò che avviene offrendo interventi e supporti più consoni che non rispondono alla logica del qui ed ora.Risultati: occorrono modificazioni strutturali nel rapporto tra i Servizi che rendano possibile il lavoro di gruppi multidisciplinari degli operatori in un processo di progressiva umanizzazione e familiarizzazione con il mondo interno e i suoi percorsi più inquietanti e complessi. Ciò può essere messo in atto con l’utilizzazione e la valorizzazione delle competenze professionali che sono presenti nelle diverse equipe: solo una visione condivisa e profonda della sofferenza del paziente può sostenere una crescita volta ad una maggiore integrazione anche delle risorse oggettive.

Keywords: borderline patient, complexity, supervision

SUMMARY
Objectives: the work aims to describe and explore through a case study and its impact on the Services. The preamble is that patients with a borderline personality shows symptoms and behaviors that change and change over time. The primitive defense mechanisms that characterize them (idealization and devaluation, splitting, projective identification, transitions to acting-out engages the services to which they refer and can often find fertile ground in the latter.
Methods: through the narration of the clinical history, of the various events and of the countless interventions we want to analyze, the passage from a “dissociated and fragmented” thought to a reflexive one. All this has been possible through supervision. Such a modality allows us to offer containment dams to the patient’s anguish but also to avoid adherence to rigid technical protocols. The introduction of theoretical, interpretative and technical elements allows to widen and enrich the evaluation of what happens by offering more appropriate interventions and supports that do not respond to the logic of here and now.
Results: structural changes are needed in the relationship between the Services to make possible the work of multidisciplinary teams of operators in a process of progressive humanization and familiarization with the internal world and its most disturbing and complex paths. This can be done through the use and enhancement of professional skills that are presented in the different teams: only a shared and deep vision of the suffering of the patient can support a growth aimed at greater integration of objective resources.

Autore per corrispondenza: antonella.buffo@virgilio.it

 

La Formazione del Medico di Medicina Generale. L’esperienza umbra

The General Practitioner Training. The Umbrian experience

Piero Grilli

DOI: 10.48291/SISA.63.1.7


Medico di Medicina Generale, Presidente della sezione SIMG ( Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) di Perugia, Coordinatore delle attività teoriche del Corso di Formazione Specifica Regione Umbria

 

Parole chiave: Medico di Medicina Generale, formazione, Medicina di Iniziativa

RIASSUNTO
La “professionalizzazione” del Medico di Medicina Generale implica un insegnamento e pratica post-laurea per tradurre le nozioni apprese in procedure di “problem solving”, in ambulatorio ed a domicilio del paziente. E’ in quelle sedi infatti che si offrono al Medico di Medicina Generale problemi indifferenziati e confusi, sindromi precliniche, disagi sociali ed esistenziali e malati cronici da assistere e monitorizzare continuativamente nel tempo, da affrontare con gli strumenti del “sapere”, del “saper fare” e soprattutto del “saper essere”. Il contributo presenta l’esperienza di formazione specifica in Medicina Generale nella Regione Umbria, dettagliandone l’articolazione formativa e le diverse fasi e ruoli.
La parte fondamentale del percorso formativo del corso di formazione è il tirocinio presso il tutore medico di medicina generale al quale spetta il compito di operare la trasformazione “professionale” di un laureato in medicina in un Medico Generale. Egli non è infatti deputato ad insegnare la Medicina ai giovani medici, ma di assisterli nella pratica della professione. In un percorso di riorientamento dell’intero SSN si inserisce quindi un ruolo del Medico di Medicina Generale formato ai principi della medicina preventiva e promozione della salute, all’interno di una nuova organizzazione delle cure primarie che utilizza lo strumento della medicina di iniziativa.

 

Keyword: General Practitioner, training, Initiative Medicine

 

SUMMARY
The “professionalization” of the General Practitioner implies a postgraduate teaching and practice to translate the notions learned into problem solving procedures, in an outpatient clinic and at the patient’s home. In fact, it is in those places that undifferentiated and confused problems, preclinical syndromes, social and existential discomforts and chronic patients are offered to the General Practitioner, to be assisted and monitored continuously over time, to be tackled with the tools of “knowledge”, “know-how” and above all “know- how”.
The contribution presents the experience of specific training in General Medicine in the Umbria Region, detailing the training structure and the different phases and roles.
The fundamental part of the training course is the internship at the medical guardian of general medicine who has the task of making the “professional” transformation of a medical graduate into a General Practitioner. He is not in fact appointed to teach medicine to young doctors, but to assist them in the practice of the profession. In a process of reorientation of the entire NHS is therefore inserted a role of the General Practitioner trained in the principles of preventive medicine and health promotion, within a new organization of primary care that uses the tool of medicine initiative.

Autore per corrispondenza: grilli.piero@simg.it

 

Il cibo come patrimonio culturale: storie di vita e di impresa di pastori e casari sardi in Umbria

Food as cultural heritage: life and work narratives of Sardinian shepherds and cheese makers in Umbria

Elisa Ascione

DOI: 10.48291/SISA.63.1.8

 

The Umbra Institute, Perugia


Parole chiave: Antropologia dell’alimentazione, patrimonio, casari

RIASSUNTO
Questo articolo, basato su un’indagine etnografica presso sette nuclei familiari di origine sarda residenti in provincia di Perugia, analizza le storie di vita e di impresa di pastori, allevatori e produttori di formaggio. L’osservazione del lavoro e la raccolta delle storie di vita dei produttori di origine sarda permettono di teorizzare il “prodotto locale” come una categoria che non può essere definita a priori, ma che va esplorata come esperienza e come continua negoziazione delle persone con il loro passato, con i paesaggi lasciati e con quelli di nuovo insediamento che hanno trasformato tramite le attività produttive. Per conoscere la “vita sociale” dei formaggi di origine sarda, considerati eccellenze artigianali del territorio, anche se non regolamentati da disciplinari né protetti da consorzi, occorre prendere in esame la complessità dei fattori che compongono l’esperienza di vita e di lavoro dei pastori e dei produttori: la migrazione, la memoria, le capacità professionali, il mercato, i saperi tradizionali, i cambiamenti e le innovazioni. Il formaggio di origine sarda in Umbria può pertanto essere denominato “cibo di qualità” non solo le sue proprietà organolettiche e nutrizionali, ma anche per la densa trama culturale che lo sostiene.

Keywords: Anthropology of food, heritage, cheesemakers

SUMMARY
This article is based on an ethnographic research among seven Sardinian families living in Umbria, and it analizes life and work narratives of shepherds and cheese producers. Observing their work, interviewing family members and analyzing their products, I reconsider the notion of “local food” as a complex category that cannot be defined a priori, but that is theorized as a lived experience and as an ongoing negotiation of people with their past, with the landscape they left, the one they now inhabit and that they are transforming with their labor. In order to understand the “social life” of cheese one must take into account the complex interplay of the different factors that make up their experience of migration, their memories, the market, traditions, changes and innovations. Sardinian cheese in Umbria could thus be defined as “quality food” not only for its nutritional and organoleptic qualities, but also for the dense cultural patterns that sustains it.

Autore per corrispondenza: eascione@umbra.org

Proposta di modello per l’accreditamento istituzionale dell’assistenza domiciliare sociosanitaria

Model proposal for the institutional health and social accreditation in home care

Anna Paola Agnoletto*, Anna Catelani°, Cristina De Sarno*, Bruna Odasmini*, Simone Pauletto-,

Paola Stenico**, Corrado Tosetto°°, Luciano Pletti §, Silvio Brusaferro *

 

DOI: 10.48291/SISA.63.1.9

 


*Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine
°Azienda pubblica per i servizi alla persona D. Moro di Codroipo
-Azienda Unità Locale Socio Sanitaria n. 7 “Pedemontana” Veneto
**Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento
°°Azienda per l’Assistenza Sanitaria n.3 “Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli”
§Azienda per l’Assistenza Sanitaria n.2 “Bassa Friulana – Isontina”
*#Dipartimento di medicina (DAME) Igiene e Sanità Pubblica, Università degli Studi di Udine

 

Parole chiave: accreditamento, assistenza domiciliare sociosanitaria, ADI, valutazione, qualità

RIASSUNTO
Introduzione: il percorso di accreditamento delle strutture e dei servizi territoriali è fondamentale per il miglioramento e la crescita verso la qualità e la sicurezza, soprattutto per contesti fino ad ora meno soggetti alla regolamentazione delle attività. Nel caso dell’assistenza domiciliare Integrata (ADI) la principale difficoltà nasce dalla sua specificità, quella di basarsi tipicamente sul fondamentale concorso di risorse informali, professionalmente supportate dalle organizzazioni sanitarie e sociali che contribuiscono, con le loro specifiche attività, a permettere alla persona fragile di continuare a vivere a casa. Sull’applicazione di uno strumento di accreditamento dei servizi domiciliari si è concentrata la ricerca di un gruppo multidisciplinare del Triveneto, che ha ridefinito la concezione di assistenza in questo specifico setting come risultato dell’interconnessione di risorse sanitarie, sociali e comunitarie.
Obiettivi: definire uno strumento di accreditamento dell’ADI che faccia crescere la cultura del miglioramento secondo una visione e una pratica comune per i diversi soggetti coinvolti, motivandone l’adesione ai principi di qualità e sicurezza necessari all’accreditamento.
Metodi: è stato adottato l’impianto metodologico della “Proposta di modello per l’accreditamento istituzionale delle strutture di assistenza territoriale extra-ospedaliera” di Agenas (2015) pur carente nella valutazione dell’apporto dei servizi sociali e dei soggetti informali. In particolare, il gruppo ha utilizzato il ciclo di Deming (PDCA) e ha ipotizzato l’introduzione progressiva di criteri qualitativi anche in settori dove usualmente non sono impiegate tali metodologie, rafforzando il concetto del miglioramento continuo della qualità.

Risultati: lo strumento di valutazione sviluppato, composto da sei aree tematiche, dopo la fase di autovalutazione, rappresenterà l’avvio di un percorso propedeutico all’accreditamento istituzionale comune per i tutti i soggetti dedicati alla domiciliarità.

Keywords: accreditation, health and social care, integrated home care, assessment, quality

SUMMARY
Background: the accreditation process for the local structures and services is fundamental way to improving and raising of the commitment towards quality and safety, especially in settings that, until now, have been less engaged in quality control activity. Regards Integrated home care (IHC), the main difficulty is due to its peculiarity, i.e. it is mainly carried out by informal resources, which are professionally supported by health and social organizations that, with their specific activity, allow the patient to stay at home. On the accreditation tool implementation has focused the multidisciplinary team from Triveneto (Italy) research, redefining the care concept in this specific setting as an interconnection between health, social and community resources.
Objectives: to define a HC accreditation tool that can be applied both in social and health organizations. This tool should let the improvement culture grows thanks to an integration of the three subjects through their interest and engagement towards safety and quality requirements, which are necessary for accreditation.

Methods: starting by the analysis of the “model proposal for the institutional accreditation of extra-hospital local care structures” by Agenas (2015), even if lacking in the evaluation of social elements and involved informal subjects, the researchers’ team has adopted the Agenas methodological structure, particularly the Deming cycle (PDCA) on which it is been based, and the team has considered his gradual with implementation of quality criteria even in settings where those methods are not usually employed, thus reinforcing the concept of continuous quality improvement.
Results: the developed evaluation tool, which is made up by 6 thematic areas, will represent the beginning of a path. This path will be preparatory to the institutional accreditation for all the subjects involved in home care.

Autore per corrispondenza: annapaola.agnoletto@aas4.sanita.fvg.it

 

Manifesto dell’alleanza tra professionisti della salute per un nuovo Servizio Sanitario Nazionale

I Rappresentanti delle Federazioni nazionali e degli Ordini delle professioni sanitarie e sociali, Fnopi, Fnomceo, FnoTsrm-Pstrp, Cnop, Fofi, Onb, Fnovi, Fnopo, Fncf e il Cnoas condividono e si riconoscono in un insieme di valori comuni presenti in questo documento. Roma, 23 febbraio 2019