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Medici di Medicina Generale e Psicologi lavorano insieme

20,00 

Elementi teorici, riflessioni e pratiche per i professionisti delle Cure Primarie

 

Attà Negri e Claudia Zamin

Cultura e Salute Editore Perugia 2022

ISBN 978-88-85595-21-7

 

Il volume offre ai professionisti che operano nel campo delle Cure Primarie strumenti teorici e pratici per realizzare un nuovo paradigma nell’accogliere, leggere e prendersi cura dei bisogni primari di salute in questo mutato mondo post-pandemico. A partire dall’esperienza quinquennale del progetto Medico&PsicologoInsieme coordinato dall’Università di Bergamo, viene presentata la creazione di un nuovo dispositivo di promozione e cura della salute che integra in maniera sistemica ed innovativa corpo-mente-contesto, paziente e comunità, sapere medico e psicologico.

Una mappa per orientarsi nelle nuove sfide delle Cure Primarie con rinnovata competenza, professionalità e passione.

Un contributo allo sviluppo del quadro teorico, metodologico e pratico all’interno delle traiettorie disciplinari e professionali della Medicina di Famiglia e della Psicologia.

Una esperienza alla quale ispirarsi per produrre esperienze nuove con cui arricchire il bagaglio teorico metodologico e di pratiche all’interno del nostro Sistema Sanitario Nazionale in piena trasformazione.

 

VIDEO DELLA PRESENTAZIONE

Pagine aperte

Multidisciplinarietà, interprofessionalità, équipe, territorialità, rete sono alcune parole che trovano consenso e plauso dalla maggior parte degli operatori sociali e sanitari; tuttavia, condividere una certa posizione teorica e riuscire a declinarla nella pratica non è compito né semplice né scontato. Implica contemporaneamente una costante autoconsapevolezza dell’identità professionale e una sua ridefinizione nell’incontro con la soggettività e professionalità dell’altro.

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L’esistenza di un Servizio Sanitario Nazionale, al cui interno rientra anche il dipartimento di cure primarie, è un dato scontato almeno per la stragrande maggioranza degli italiani nati dopo il 1980. Gli addetti ai lavori, o semplicemente coloro nati prima di questo periodo, sanno quanto ciò non sia affatto ovvio, mentre i “cittadini del mondo” hanno avuto modo di constatare come in alcune zone della terra questo sia ancora un traguardo lontano.

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La psicologia, nel suo primo secolo e mezzo di storia per accreditarsi culturalmente, da un lato ha rincorso il modello biomedico, dall’altro ha rimarcato la propria distanza dalla medicina mettendo sullo sfondo l’importanza del corpo e degli elementi di realtà che caratterizzano la vita dell’uomo. Ricomporre la frattura tra psiche e soma, tra medicina e psicologia all’interno dell’intervento sanitario – e ancor più nella medicina territoriale dove la relazione medico paziente rimane preponderante sul tecnicismo – appare una sfida urgente; una opportunità da cogliere a vantaggio del cittadino e degli operatori.

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Dal 2014 alcuni psicoterapeuti libero-professionisti con attitudine alla ricerca, coordinati dal Prof. Attà Negri dell’Università degli Studi di Bergamo, ha iniziato ad interrogarsi sulle criticità e possibilità di sviluppare una reale integrazione tra medicina e psicologia. L’analisi di esperienze nazionali ed internazionali sull’argomento è stato il filo di Arianna che ha condotto alla conoscenza di collaborazioni più o meno strutturate tra psicologia e medicina territoriale.

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Quando più operatori si ritrovano a progettare nuove esperienze, è importante costruire un pensiero condiviso rispetto al significato delle azioni da intraprendere, gli obiettivi, gli strumenti e come valutare il proprio operato. Tali elementi costituiscono un processo indispensabile che rende l’intervento professionale e scientificamente fondato. Si pone pertanto la questione relativa al setting. Fissare, installare, sistemare, preparare, tali verbi traducono il verbo inglese “to set” che rimandano all’idea di staticità, di cose fissate; mentre il termine setting, con la desinenza –ing conferisce dinamicità e natura processuale al contesto in cui avviene la cura.

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“Chi fa per sé fa per tre” – “l’unione fa la forza” sono due espressioni della saggezza popolare per indicare quanto il tema della collaborazione e della sua riuscita, non sia affatto scontato, come anche confermato dagli studi classici in ambito sociale (Tajfel & Turner, 1979; Williams & Karau, 1991; Brown, 1990). Certamente saper cooperare in gruppo è tra le abilità umane che hanno garantito alla nostra specie la sopravvivenza. Come sottolinea Ammaniti (2014), l’uomo, rispetto agli altri mammiferi, ha capito che riuscire ad organizzarsi in gruppo, comunicare, condividere intenzioni e compiti, usare strategie e rivederle, lo ha posto in una condizione di vantaggio. In particolare, è stata proprio la goal corrected partnership, cioè la cooperazione che si modifica e si corregge a seconda dell’obiettivo da raggiungere, ad aver fatto la differenza. Sempre l’autore ricorda un interessante studio degli anni ‘90 di Dunbar, che ha individuato la correlazione esistente tra lo sviluppo del cervello (soprattutto la neocortex) e l’ampiezza del gruppo a cui l’uomo primitivo apparteneva: più grande era il gruppo, maggiore era lo sviluppo cerebrale. Insomma, dovremmo filogeneticamente ringraziarci l’un l’altro, se siamo diventati quello che siamo ontogeneticamente.

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Raccontare quello “che si fa” attraverso la stesura di un progetto e condividerlo, è probabilmente il primo passo per divulgare l’esperienza, creare “cultura”, promuovere confronti, dibattiti e nuovi modi di intendere l’Assistenza Primaria sia dai pazienti sia dagli operatori.

Uno degli errori più comuni che solitamente si compiono nel pensare che un’idea venga riconosciuta è crearla, senza generare un canale di diffusione che permetta alla comunità locale, globale e scientifica di conoscerla ed usufruirne.

Come più volte sottolineato, il presente progetto, nato dall’esperienza positiva del gruppo romano del prof. Solano, è cominciato anche a Milano nel 2017 con i pazienti che un giorno, affacciandosi alla porta dell’ambulatorio, hanno trovato contemporaneamente due interlocutori, indipendentemente dalla motivazione che quel giorno li aveva spinti a bussare: medico e psicologo erano lì per i pazienti gratuitamente.

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La diffusione del progetto a medici e psicologi ha certamente avuto un ruolo primario fin dalla nascita del gruppo Medico&PsicologoInsieme. Ancor più importante è stata però l’intenzione di presentare il servizio agli assistiti degli ambulatori per renderli partecipi dell’iniziativa. Fin da subito è stato pensato a come informarli, oltre al contatto diretto con il medico che se ne faceva promotore durante le visite.

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